Dicono che gli Inglesi parlino sempre del tempo. Forse. Ma niente di paragonabile alla mia ossessione nei confronti del tempo degli ultimi giorni. E' che proprio non me ne capacito, come può mai essere possibile che dopo un giorno con 32 gradi ce ne sia uno con 18, ventosi e pure umidi? L'estate è estate (e qui è iniziata oggi ufficialmente), non si può andare in giro con il cappotto. E gli Australiani in effetti hanno fatto dell'estatate una condizione mentale: mentre noi ormai abbiamo ceduto a cappotti e maglioni, in attesa che il vento cambi, loro si ostinano a circolare con canottierine e gonne così corte che si possono contare i peli pubici. Del resto, mi sono detta oggi, questi poveri cristi vanno in palestra tutti i giorni tutto l'anno, corrono, saltano, si dopano, fanno di tutto per essere in forma in vista della stagione in cui potranno fare bella mostra di tutto quel ben di dio. Per loro l'estate deve durare quanto più a lungo possibile e dare un senso alla loro fatica, da qui l'amore per la nudità e l'ostinazione a coprirsi con un tovagliolo piuttosto che con un vestito.
Ieri siamo andati ad un mercatino serale, fondamentalmente c'erano le stesse cazzatine che si possono comprare al mattino, ma grande abbondanza di cibo e aborigeni che suonavano la loro musica.
Perchè dovete sapere che gli Australiani, dopo averli decimati, hanno scoperto di amare gli aborigeni sopravvissuti con tutto il cuore, per cui adesso gli Aborigeni godono di onori e privilegi. Almeno ufficialmente. In realtà mi dicono che vivono in zone poverissime, si drogano, bevono e sono obesi, però c'è l'idea che dovrebbero essere preservati come i panda.
Oggi siamo andati a guardare una mostra con un'amica. Le prime stanze erano tutte incentrate sull'arte aborigena. Ora, l'arte aborigena è uguale a tutte le arti tradizionali del mondo: colorata, simpatica, ma niente di eccezionale.
Insomma, io ho l'idea che al ristorante non bisogna mangiare le cose che uno si può cucinare a casa da solo, e che allo stesso modo uno non è tenuto a pagare per guardare quadri che si può dipingere da solo.
Ma non solo l'arte aborigena pecca di eccessiva semplicità: c'erano anche dei quadri di arte astratta. Ora, io non ne capisco una mazza di arte, tantomeno astratta. Però credo che la funziona dell'arte sia comunicare qualcosa al pubblico, al grande pubblico, intendo, non solo all'artista e al gruppo di 3 persone che lo seguono. Ecco, che emozione mi dovrebbero comunicare dei qadrati colorati sovrapposti? Nessuna. Ecco, quell'arte lì, per me, è inutile. Inutile come lo studio della filosofia, al 90%. Mi scende il latte alle ginocchia quando sento di gente che (si) sfracella le palle con Heidegger, Husserl e compagnia bella. Nessuno sa di cosa parlino, nessuno capisce di cosa parlino, tutti indovinano, facendo a gara a chi la spara più grossa, perchè tanto ognuno può sparare la sua minchiata e nessuno potrà contraddirlo. Questa gente è pagata nelle università pubbliche di tutto il mondo per fare l'esegesi di un tizio che non sapeva neppure lui cosa volesse dire. Ecco, l'arte astratta è la stessa cosa.
Comunque, arte a parte, la mostra è stata interessante.
Domani ci aspetta una giornata abbastanza intensa dal punto di visto sociale: alle 5.30 vediamo i colleghi per un drink prima che tutti partano per le vacanze di natale, poi andiamo a guardare un film australiamo a casa di un professore che ha deciso di invitare gente a cazzo dalla sua mailing list. Potrebbe essere una cosa divertente come anche uno strazio assoluto. Per sicurezza ho chiesto al collega S se venisse anche lui perchè almeno in tre possiamo aspirare a fronteggiare la folla di logici che sarà sicuramente presente
E niente, fra cinque giorni si parte. Lasveremo il gelo australiano per quello italiano (e svedese, per me). Dire che sono felice di tornare a casa è troppo poco, non sto davvero più nella pelle. Albus invece è meno entusiasta, dice che qui gli piace e ci sta bene. Ho sposato un alieno, lo sospettavo...
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